Belgrado. Il nuovo volto della Città Bianca

Passati i tempi cupi, la città tra due fiumi si propone come un misto tra la nuova Berlino oggi e la prossima Dubai, domani. Il cemento urbano, la mezcla delle diverse etnie, delle tradizioni, si uniscono all’arte, al design e alla movida. Da scoprire. Magari assieme alla vicina Novi Sad

di ANITA ZECHENDER

Dal Kalemegdan, la collina della sua antica fortezza si respira il lento scorrere del fiume Sava e del Danubio, mentre i carri armati tra le forti mura, attraversano lo sguardo ed i pensieri, raccontando al mondo di un recente passato che mostra ancora i drappi di una veste strappata. Beli Grad, la Città Bianca, questo il significato del suo nome originale, veste i panni di una dama europea, balcanica e soprattutto serba, le anime contrapposte di questo nonluogo colmo di identità si guardano dritto negli occhi per poi sfiorarsi e separarsi ancora. E’ come danzare in un film di Emir Kusturica, tra pagine surreali definite da graffianti spunti satirici.

Come una fenice rinata dalle ceneri, Belgrado mostra al mondo i suoi tratti di modernità, teatro creativo, vitale e brillante mette in scena la sua contraddittoria contemporaneità, attraverso i suoi giovani artisti, stilisti, creativi, designer si afferma come una tra le capitali più cool d’Europa. Situata nella provincia della Serbia centrale, dove il territorio della Penisola Balcanica incontra la Pannonia, è una delle città più antiche d’Europa, la più popolosa della ex Jugoslavia. Vera e propria città di confine, con i suoi fiumi a farle da cavalieri, viene per questo definita  Kapija Balkana o Kapija Evrope (Porta dei Balcani o Porta d’Europa). Eccola l’anima elegante e all’avanguardia di Belgrado mentre mostra le sue gallerie d’arte, i musei, le vie dello shopping ed i caffè che trasformano le sue tinte eclettiche in un palcoscenico sorprendente. Belgrado ha visto le orme dei celti, greci e dei romani, che fortificarono la collina del Kalemegdan. Hanno lasciato le loro tracce, spesso a seguito di conflitti sanguinosi, unni, avari, bizantini, bulgari, serbi, ungheresi, austriaci e turchi ottomani. Il suo volto tormentato è stato trasformato dalla Prima Guerra Mondiale, dall’occupazione nazista durante la Seconda Guerra, dai bombardamenti Alleati, oltrepassando la “ricostruzione” del periodo sovietico fino ad essere spettatrice dei bombardamenti della Nato nel 1999. Il suo passato travagliato l’ha inconsapevolmente allontanata dal turismo di massa ma ora il suo quaderno stropicciato che racconta di un’anima complessa, sembra aver voltato pagina, la Storia ha deciso che per Belgrado è arrivato il suo tempo e che è pronta ad integrarsi nel mondo contemporaneo.

La Via del Principe Michele (foto Ente nazionale del turismo della Serbia)

La Via del Principe Michele (foto Ente nazionale del turismo della Serbia)

La Nuova Belgrado si racconta attraverso i giovani, il fermento, le nuove generazioni che accolgono chiunque con la loro vitalità mescolata ad una semplicità autentica ed antica. L’innovazione si amalgama alla tradizione, mercatini e moderni mall, caffè con musica tzigana, per poi passeggiare tra gli echi della collina del Kalemegdan ed osservare l’imponente Fortezza, che porta con sé i segni del complesso passato di questa città e che offre una panoramica sui suoi quartieri più recenti. In Knez Mihailova, la via principale interamente pedonale, si mostra al mondo il Museo Zepter tra le sue sculture, i disegni e le tele di artisti serbi del XX e XXI secolo. Il cuore vivace e creativo della città pulsa a Dorcol, il quartiere più cosmopolita dove convivono  ebrei e musulmani con tedeschi, armeni e greci. E’ qui che non si dorme mai e ci si arriva dalla Knez Mihailova, attraverso Studentski Trg (piazza degli Studenti). Si potrà sorseggiare una buona spremuta di limone e menta in un appartamento trasformato in locale fusion tra design contemporaneo e stile vintage e cercando trovare anche un affascinante concept store, dove si mescolano marchi di moda avant-garde e oggetti di arredo di designer emergenti. Le esposizioni d’arte contemporanea riflettono l’anima tragica ed affascinante di questi luoghi attraverso le opere degli artisti più in voga dei Balcani, zone lounge e wine bar che si trasformano al ritmo della musica techno serale. La cucina serba autentica racconterà degli ottimi cevapcici (rotolini di carne macinata mista e speziata), della zuppa di ortiche, dei peperoni ripieni, dei sapori di carne grigliata. Un piatto molto elaborato è la karadjordjeva šnicla, preparata con vitello stufato, formaggio, prosciutto e patatine fritte mentre la bevanda da assaggiare è lo slivovitz (anche slivoviz o slivovica, un’acquavite priva di colore, ricavata dalla fermentazione delle  prugne).

savamala

Confluenza Sava-Danubio (foto Ente nazionale del turismo della Serbia)

Savamala, vecchio quartiere portuale lungo la Sava, accarezzato dal Brankov Most (il Ponte di Branko) è il rifugio degli artisti di strada belgradesi mentre nel riflesso di qualche specchio lucido si definisce il progetto avveniristico di riqualificazione urbana, sulla sponda est del fiume e si intravede una Belgrado trasformata nella Dubai dei Balcani. La Città Vecchia, Stari Grad dipinge il suo quadro più autentico, si passeggia ai piedi della Fortezza Kalemegdan, polmone verde della capitale, mentre sportivi fanno jogging e sguardi di speranza attendono l’arrivo del tramonto sullo scorrere lento dei due fiumi, dinanzi alla Statua del Vincitore. Il quartiere di Skadarlija, con il suo spirito bohémien, ci accoglie come una piccola Montmartre, ospitando intellettuali, scrittori, attori, con orchestrine rom, artisti di strada e bancarelle vintage mentre le ferite della guerra si mostrano al mondo nei due edifici distrutti dalle bombe Nato del 1999, lungo Kneza Miloša, la via delle istituzioni e delle ambasciate, lasciati così come testimonianza di quel dolore.

Piazza della Repubblica (foto Ente nazionale del turismo della Serbia)

Piazza della Repubblica (foto Ente nazionale del turismo della Serbia)

Eccola la Statua del Principe Mihailo III, in Piazza della Repubblica (Trg Republike), ritrovo amato da molti belgradesi, a pochi passi appare invece l’eccentricità dello storico Hotel Moskva, luogo che ha ospitato alcune celebrità con le sue decorazioni in maioliche e con suo il tetto verde, mentre al caffè dell’albergo si potrà assaggiare la specialità della casa, il dolce Moskva Schnitte. Da vedere il Palazzo del Parlamento, Piazza Terazije, la Chiesa di San Marco di fede ortodossa, il Parco Tašmajdan e la zona universitaria dove volteggiano ancora gli ideali in un ballo di fine secolo. La Belgrado contemporanea prende vita attraverso il Belgrade Design District, galleria con negozi di giovani creativi indipendenti, mentre per chi ama il design sarà interessante visitare il Museo di Arti Applicate. Ecco i vecchi Docks di Beton Hala, abbigliati da ristoranti trendy sull’acqua, mentre la centrale via Strahinjica Bana, mostra i suoi bar, pub, caffè e locali alla moda. Sfila il Tempio di San Sava, la più grande chiesa ortodossa al mondo, la notte continua fino all’alba sui boat club, barconi, vestiti da locali e ristoranti alla moda, meta di giovani e creativi, portando lo sguardo al di là del fiume, dove si susseguono le zattere-discoteca e dilaga l’eco della musica elettronica.  La Belgrado socialista, si proietta nel cemento e nell’immagine odierna della città, le politiche di urbanizzazione ed industrializzazione dell’epoca disegnano il volto di Novi Beograd, la Nuova Belgrado, uno dei più vasti quartieri odierni, risultato evidente dei monumentali progetti architettonici del regime, oggi la più grande periferia di Belgrado.Creata dopo la seconda guerra mondiale e considerata al tempo una delle periferie più moderne, ospita il Palazzo della Federazione, sede del governo della Repubblica di Serbia. Si susseguono i tour in barca a motore sui due fiumi mentre dall’acqua si potranno osservare i ponti sulla Sava, tra i quali il nuovo Ada, un’opera sorprendente. Il ghigno ironico della Storia ha trasformato il grattacielo destinato al Comitato Centrale della Lega dei Comunisti della Jugoslavia nel più grande centro commerciale del paese ma nonostante ciò il retrogusto dell’ideologia di stato si respira ancora nell’atmosfera delle strade e delle piazze cittadine. La Casa dei Fiori (Kuca Cveca), situata presso la collina di Dedinje dove si trova anche il Palazzo Reale, è l’emblema della nostalgia della Jugoslavia che non c’è più, dal 1980 infatti ospita la salma di Tito e molti altri reperti del tempo del dittatore. Se si avrà il tempo si potrà visitare Novi Sad, situata al nord della Serbia, sulle rive del Danubio, raggiungibile da Belgrado in poco più di un’ora, raffinata e moderna, con il suo centro storico dove giocano il gotico, il rinascimentale  e il barocco, si colora di musica durante l’EXIT (noto anche come State of EXIT) un Festival che si tiene annualmente nel mese di luglio, nella fortezza di Petrovaradin, riconosciuto come “Best Major European festival”, il miglior festival europeo secondo Festival Awards LTD , unico premio nel mondo per i festival di musica contemporanea.

Da queste parti a volte sembra ci si dimentichi di quella dimensione mitteleuropea, questo luogo si racchiude in sé stesso e  i volti dei rom raccontano l’anima della Serbia, complessa e sfaccettata che nelle sue pieghe trattiene la lenta e difficile evoluzione di secoli. Belgrado si riflette su sé stessa, i suoi edifici sono le cicatrici della memoria che rinascono nella luce degli occhi di una ragazza in Trg Republike. La coesistenza di culture ed etnie diverse disegna un ponte tra Oriente ed Occidente, un passato che si racconta nelle strade contemporanee e che progetta un futuro in continua trasformazione.  Belgrado, percorsa da gente in continuo cammino, la nuova Berlino o la prossima Dubai, una città che traccia ogni giorno i mille volti della sua identità, con la sua personalità cosmopolita, costantemente in bilico tra il divenire e l’essere.